di P.C.
99cannelle.jpgTorno a L’Aquila, città unica al mondo, alla quale sono legati i ricordi della mia giovinezza, dopo tantissimi anni. Sono trascorsi dieci anni dal terremoto che distrusse la città e numerose località dell’Abruzzo. Ripercorrere il centro storico e vedere lo scempio che la natura ha fatto, danneggiando palazzi, chiese, fontane, mi ha provocato una stretta al cuore. La ricostruzione ed il restauro sono lenti, ma la motivazione non va individuata soltanto nella indolenza della burocrazia, ma anche nella difficoltà degli interventi necessari, resi cauti dalla importanza delle opere architettoniche sulle quali operare.

Motivo di sollievo è stata la constatazione del fermento che emerge dai cantieri aperti, dalle impalcature che indicano lavori in corso, ma soprattutto dallo spirito degli aquilani che, consapevoli della impareggiabile importanza del patrimonio artistico del quale sono depositari, con il fermo carattere che li connota, hanno chiari gli obiettivi di rinascita che debbono conseguire e che perseguono con pazienza, ma con ferma determinazione.

Anche le catastrofi più rovinose, per le quali non vi è una risposta accettabile al <<perché?>>, comportano qualche dato positivo che allevia, sia pure in minima parte, il dolore per tanta rovina. Un architetto aquilano, innamorato della sua città e delle sue ineguagliabili bellezze, mi ha rivelato che le rovine del terremoto hanno messo in luce resti della città medievale, sepolti dalle stratificazioni dei secoli successivi.

La corrispondenza tra il “macro” e il “micro”, tra i grandi eventi epocali e i piccoli avvenimenti che connotano la vita quotidiana del genere umano ed i tormenti che la caratterizzano costantemente, è sorprendente.

La mia visita a L’Aquila, per far compagnia, con alcuni FFF della Campania, al G.M., è stata occasionata da un evento, modesto, se rapportato al <>, ma di una importanza eccezionale nella economia del nostro vissuto, delle nostre aspirazioni, dei principi ai quali abbiamo ritenuto di ispirare la nostra vita.

La nostra Comunione, in generale, e quella abruzzese, e aquilana in particolare, da due anni sono state scosse da un vero e proprio terremoto. La violazione delle regole fondamentali, che caratterizzano e motivano un’appartenenza, l’arroganza di chi dovrebbe rispettarle e farle rispettare, la tracotanza nel perseverare consapevolmente nell’errore, in una comunità come la nostra, rappresentano un sommovimento, paragonabile nel <> ad un terremoto.

Dopo lo sbigottimento, la delusione, il dolore per quanto accaduto, subentra negli spiriti forti la volontà di reagire, di ricostruire, di rinascere.

Ed è alla constatazione di questa rinascita che abbiamo partecipato con amore e vivo sentimento di solidarietà, recandoci in questa amata città, colpita da un evento che a noi umani appare ingiusto e incomprensibile.

Una nuova Loggia, che si è data un nome che non poteva essere più appropriato allo spirito che ha animato i FFF abruzzesi ed aquilani, e che è proprio del loro carattere “ HOMO FABER” è nata all’Or. di L’Aquila ed è stata installata dal G.M.

L’evento, di per sé di portata “storica” (nell’economia della nostra Comunione), è stato celebrato con un rito appropriato, in un contesto straordinario. Le colonne di un nuovo Tempio sono state elevate dalla operosità degli operai dell’Officina in una Casa massonica dove si respira armonia, fratellanza, amore.

Nulla è stato trascurato nell’allestimento perché la cura del particolare e la realizzazione dei numerosi simboli che connotano il Tempio massonico sono la garanzia e la conferma che per mezzo degli stimoli che promanano da quel luogo e le riflessioni che ne conseguono, si possa pervenire alla realizzazione di quel perfezionamento individuale che rappresenta l’obiettivo principale della Massoneria, preludio all’ulteriore obiettivo, molto ambizioso, di contribuire <<al miglioramento ed al progresso della Patria e dell’Umanità!>>.

         Uzzai, Uzzai, Uzzai!.